Ex-blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Archivi tag: didattica

Dall’insegnante Enrico Roversi un esempio illuminante del perché le crocette e le prove Invalsi non sempre funzionano.

Ho dedicato una lezione a ragionare insieme ai bambini sui test dell’anno precedente perché si potessero fare una loro idea di cosa si troveranno davanti.Avendo a disposizione una LIM, abbiamo proiettato le copie dei test alla lavagna e aperto insieme un dibattito e un ragionamento collettivi.

Prosegue su Orizzonte Scuola

autovelox

Annunci

A livello didattico quali sono le cose che hanno prodotto i peggiori danni negli ultimi anni?

Prima di tutto la cultura-Invalsi, cioè quell’intervento autoritario sulla didattica che impone le prove a quiz dell’Invalsi come matrice del vero apprendimento, del successo scolastico, della valutazione della qualità del
docente. Vedere colleghi che fanno acquistare alle famiglie gli eserciziari stile-invalsi e abbandonano le altre materie due mesi prima della fatidica prova mi suscita molta tristezza, ma è l’effetto prevedibile di una violenza didattica che è stata operata dall’alto e che continua a produrre danni.

Poi c’è la questione della storia e della geografia. Fin dai tempi di Berlinguer pedagogisti di destra e di sinistra hanno lavorato in accordo per ridurre il programma delle elementari in queste due materie verticalizzandolo con la scuola media. Evidentemente non conoscevano bene la scuola perché questa nuova articolazione ha prodotto solo danni. Infatti gli insegnanti delle scuole elementari ora devono insegnare per tre anni la geografia dell’Italia e la storia fino all’antica Roma; quindi dopo un po’ mollano storia e geografia e insegnano altre materie, magari quelle testate dall’Invalsi. Prima invece l’insegnamento della storia poteva spaziare sulle grandi tematiche di tutti i periodi del passato, fornendone una prima lettura introduttiva. Anche in geografia è assurdo avere classi di bambine e bambini che hanno parenti in Europa, Asia, Africa e America Latina ma che devono studiare le regioni italiane fino a undici anni: mai cambiamento didattico è stato più errato e intempestivo.

Da Orizzonte Scuola – intervista a Gianluca Gabrielli

Gianluca Gabrielli insegna a Bologna nella scuola elementare Fortuzzi. Nel 2002 ha fondato insieme ad altri genitori e insegnanti il Coordinamento Nazionale in difesa del Tempo Pieno. Anima da alcuni anni le attività del
Centro Studi per la Scuola Pubblica.


pollaioUna degli aspetti più negativi dei tagli realizzati nei tre disastrosi anni della Gelmini al ministero è stato quello che ha consentito di elevare ulteriormente il numero di alunni per classe creando situazioni di disagio e difficoltà nella didattica.  Ma c’è una questione primaria che riguarda il diritto negato ai  nostri figli a potersi esprimere e confrontare attraverso il dialogo, strumento principe della didattica scolastica.

Dal CESP (centro studi per la scuola pubblica)
Essere in una classe affollata significa perdere il diritto alla parola. I bambini e le bambine imparano ad esprimersi parlando in maniera ponderata, ascoltati dai compagni e dalle maestre. E’ in questo modo che riescono a superare l’emozione, provano il piacere della partecipazione, imparano a parlare a tema, esercitano la capacità d’ascolto e  il senso critico.
In classi di 26-27 bambini come accade oggi risulta impossibile sentire l’opinione di tutti/e su un argomento, quando parla l’ultimo è passata un’ora dal primo intervento. Così oggi si rimedia facendo a turno oppure lavorando a gruppi nelle ore rimaste di compresenza. Ma con classi che a norma di regolamento arriveranno a 30 bambini combinate all’introduzione della maestra unica e alla riduzione del tempo scuola la situazione sarà drasticamente peggiorata: a scuola si faranno i turni per parlare.