Ex-blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

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L’eterno  dibattito sull’utilità o meno dei compiti estivi.

Sul web cresce un movimento che chiede al ministero e agli insegnanti di non dare compiti delle vacanze agli studenti. (l’articolo su Repubblica.it)

Per quanto mi riguarda, fra le tante possibilità, ho sempre cercato di assegnare uno dei testi più semplici e scorrevoli. Durante l’estate sarebbe sufficiente che i bambini leggessero qualche libro e avessero la possibilità di un ripasso agevole. Vi sono testi troppo pesanti che possono trasformare l’estate in un incubo, soprattutto per gli alunni in difficoltà e per le famiglie che non hanno il tempo e le capacità di seguirli. Un’alternativa interessante e leggera che abbiamo sperimentato per questa estate è I compiti vanno in vacanza – il disfa-libro della Erickson.

Durante l’anno scolastico non si discute: il compito e lo studio a casa, dosati nei  tempi e nelle modalità, sono fondamentali.

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In trent’anni di insegnamento ho girato parecchi istituti scolastici e conosciuto centinaia di colleghi e colleghe: in altissima  percentuale persone preparate, aggiornate e non di rado  impegnate a lavorare al di fuori del  proprio orario di servizio senza ricevere alcun compenso. I fannulloni e gli incapaci esistono in tutti i settori lavorativi: qualcuno l’ho conosciuto e purtroppo ci ho anche dovuto lavorare insieme, con grande disagio degli alunni, delle famiglie e ovviamente anche mio.

Riporto parte di un articolo che affronta questa problematica in relazione al DDL sulla Buona Scuola.

Il vero problema: come affrontare e colpire il demerito. Per demerito nell’insegnamento non intendiamo certo il comportamento inaccettabile di chi non rispetta il contratto di lavoro (assenze ingiustificate, ritardi, omissione negli atti obbligatori, ecc.ecc.). In questi casi basta e avanza il decreto Brunetta che prevede nei casi più gravi la sospensione dal servizio e il licenziamento.

Il demerito che è alla base delle considerazioni che portano poi al mito della meritocrazia è quello relativo ai pochi docenti che sono in difficoltà nell’attività di insegnamento, che non sono in grado di gestire il rapporto e il dialogo educativo in classe, che dimostrano palese incompetenza nelle discipline insegnate, ecc. Sappiamo bene che in questi casi l’unico intervento ora possibile è quello di un ispettore tecnico che, verificate burocraticamente le contestazioni in merito alle capacità professionali, al massimo dispone il trasferimento d’ufficio ad altra scuola, spostando il problema senza risolverlo.

Il DDL risolve il problema dando facoltà al dirigente, passati i tre anni del progetto formativo di scuola, di non riconfermare il docente incapace. La soluzione è che troverà collocazione nelle scuole ghetto, senza risolvere alla radice il problema.

Il DDL risolve il problema in maniera semplicistica evitando di costruire un vero sistema di garanzia della qualità della professione docente che dovrebbe essere sostenuta anche mediante il riconoscimento di un codice deontologico professionale e di organi di autoverifica e autovalutazione della categoria (Consiglio Superiore della Docenza articolato in ambiti territoriali).

Di fatto si preferisce che sia la logica impersonale del mercato o personalissima del dirigente-capo a decidere piuttosto che rafforzare il concetto di responsabilità professionale. I risultati scolastici delle scuole non d’elite nei paesi anglosassoni sono imbarazzanti. Non crediamo che sia questa la strada da percorrere.

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, maggio 2015


A livello didattico quali sono le cose che hanno prodotto i peggiori danni negli ultimi anni?

Prima di tutto la cultura-Invalsi, cioè quell’intervento autoritario sulla didattica che impone le prove a quiz dell’Invalsi come matrice del vero apprendimento, del successo scolastico, della valutazione della qualità del
docente. Vedere colleghi che fanno acquistare alle famiglie gli eserciziari stile-invalsi e abbandonano le altre materie due mesi prima della fatidica prova mi suscita molta tristezza, ma è l’effetto prevedibile di una violenza didattica che è stata operata dall’alto e che continua a produrre danni.

Poi c’è la questione della storia e della geografia. Fin dai tempi di Berlinguer pedagogisti di destra e di sinistra hanno lavorato in accordo per ridurre il programma delle elementari in queste due materie verticalizzandolo con la scuola media. Evidentemente non conoscevano bene la scuola perché questa nuova articolazione ha prodotto solo danni. Infatti gli insegnanti delle scuole elementari ora devono insegnare per tre anni la geografia dell’Italia e la storia fino all’antica Roma; quindi dopo un po’ mollano storia e geografia e insegnano altre materie, magari quelle testate dall’Invalsi. Prima invece l’insegnamento della storia poteva spaziare sulle grandi tematiche di tutti i periodi del passato, fornendone una prima lettura introduttiva. Anche in geografia è assurdo avere classi di bambine e bambini che hanno parenti in Europa, Asia, Africa e America Latina ma che devono studiare le regioni italiane fino a undici anni: mai cambiamento didattico è stato più errato e intempestivo.

Da Orizzonte Scuola – intervista a Gianluca Gabrielli

Gianluca Gabrielli insegna a Bologna nella scuola elementare Fortuzzi. Nel 2002 ha fondato insieme ad altri genitori e insegnanti il Coordinamento Nazionale in difesa del Tempo Pieno. Anima da alcuni anni le attività del
Centro Studi per la Scuola Pubblica.


platea

palco

Serata ben riuscita e condotta con professionalità da Alberto Mazzotti che ringrazio a nome di tutto il comitato. Tutti i politici presenti* hanno avuto modo di esprimere la loro visione sul futuro della scuola in un clima di confronto civile con qualche polemica e scaramuccia verbale che ci sta, visto il clima di questa campagna elettorale. Intermezzo surreale, l’intervento a gamba tesa di un rappresentante del PDL dalla platea, inneggiante alla guerra e agli investimenti sulle armi come cura per risollevare l’economia (si era parlato di tagli alla spese militari), di pari passo all’accusa di partigianeria nei confronti della platea e degli organizzatori.

Terminato il siparietto, la collega Donatella ha tenuto sottolineare la natura a-partitica del comitato, formato da insegnanti, genitori, cittadini e aperto a tutti coloro che vogliono condividere la finalità di ridare un ruolo centrale alla scuola in Italia.

Dalla nostra pagina facebook

Credo che questo comitato abbia i numeri giusti per poter andare avanti, per urlare a gran voce che occorre un rapido cambiamento, dove genitori e insegnanti vogliono collaborare per fare in modo che la scuola ritorni ad essere una scuola di qualità, dove tutti i bambini possano avere le stesse opportunità e, allineata allo standard Europeo…
Complimenti al Comitato Abbracciamo la Scuola per la perfetta riuscita della serata di ieri, tanta gente, tanti interventi, una serata su cui riflettere e far riflettere!!!!
Il Governo deve capire che investire sulla scuola vuol dire avere un futuro… (Romina Brunetti)

* Ringraziamo: Giulia Liverani (rivoluzione civile); Andrea Mengozzi (SEL); Francesca Puglisi (PD); Laura Bianconi (PDL); Fabrizio Martelli (Mov. 5 stelle).


Un post aperto al contributo di tutti per raccogliere idee e proposte da sottoporre ai candidati per le elezioni del prossimo parlamento per riportare al scuola al ruolo centrale che le compete. L’incontro avrà luogo il 4 febbraio: presto un post con gli esponenti e altri dettagli.

– Rifinanziamento della scuola pubblica che va riportato in linea con la media dei Paesi Ocse (otto i miliardi tagliati dal governo negli ultimi anni) di pari passo alla sospensione dei finanziamenti alle scuole private. La scuola pubblica è un bene comune, che garantisce un diritto fondamentale, proprio come lo è la sanità pubblica. (coordinamento nazionale scuole)
Niente sprechi, ma l’austerità e i tagli dovrebbero colpire altri settori della spesa pubblica, a cominciare dal ministero della difesa con la vergognosa commissione di 90 aerei F-35 al costo di circa 100 milioni ciascuno.

– Estensione del tempo pieno nella scuola primaria e dell’infanzia dove ne venga fatta richiesta come una delle misure per combattere le disuguaglianze sociali.

– Avvio di una discussione seria e condivisa a tutti i livelli che affronti il sistema di valutazione in maniera complessiva, partendo dalla messa in discussione delle prove Invalsi e dalla reintroduzione dei voti (nel 1977 erano stati sostituiti dai giudizi  nella scuola dell’obbligo).

– Un altro problema urgente è quello relativo allo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici: serve un piano straordinario di interventi per la messa in sicurezza delle strutture frequentate dagli studenti e per farne luoghi accoglienti e funzionali.

P.S. Prossimo incontro, martedì 22 gennaio – ore 20,30 Casa in Comune