Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Ecco dove ci sta portando la buona scuola…

In un triste reality show.

La richiesta di due presidi (al passo coi tempi) di un provino video a “figura intera” per avere un posto di insegnante.

Da Il Fatto Quotidiano

 

Sono proprio fuori

fuori

E poi in più c’è anche la famigerata  prova di lettura veloce: 2 minuti cronometrati inflessibilmente dal somministratore (sì, questo è il simpatico nome dato dall’INVALSI allo sventurato docente). Dal prossimo anno però propongo di chiamarlo cerbero.
In questi 120 secondi  i bambini devono crocettare più immagini  possibili mentre leggono e allo stop chiudere immediatamente il fascicolo, anche se gli mancano una o più pagine.. Che ansia!

La nostra ministra dell’istruzione e la precarietà

Così la Giannini in un’intervista a Huffington Post:

Giannini

Queste dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di  una conferenza stampa insieme all’omologa tedesca Wanka. Stranamente poi nel giro di poche ore sono scomparse dal sito. Probabile che  qualcuno dall’alto abbia  fatto notare che forse non è  il caso di essere così espliciti…  Allora è partito il solito balletto delle smentite: sono stata mal interpretata, le mie parole sono state distorte  e via dicendo. Il classico gioco politico del tirare il sasso per  vedere l’effetto che fa. Rimpiangere la Moratti o la Gelmini sarebbe folle, però mettere all’istruzione un ministro al di sopra della soglia della mediocrità, no  eh!?
Mentre Obama ha cercato di importare le cose migliori dall’Europa (ad esempio la sanità pubblica) chissà perché dall’America vengono presi sempre e solo gli esempi che fanno più comodo a chi detiene il potere. Negli USA oltre alla precarietà del lavoro, i banchieri che rubano e coloro che  evadono le tasse finiscono in galera e viene buttata via la chiave.
Giusto per fare un esempio.

Noio..volevam savoir

Citando il famoso film con Totò:
Dunque: noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. 

E così ogni anno spendiamo 15-20 milioni (che potrebbero essere usati per ridurre il numero di alunni per classe e aumentare le ore di sostegno per chi ne ha bisogno) per venire a sapere che gli studenti di Trento comprendono meglio un testo rispetto a quelli di Scampia o di Palermo. L’INVALSI così ci informa dall’alto con le sue  perle di saggezza. Ogni anno è più o meno la stessa storia: le scuole di periferia sono quelle più in difficoltà, il nord va meglio del sud, il centro così così e via dicendo… Una  diagnosi ripetitiva a cui segue una medicina inefficace che sa solo di burocrazia; un carrozzone autoreferenziale ed arrogante che di fatto si sta insinuando nella didattica dei docenti condizionandone l’attività verso una sorta di culto della misurazione che non ammette repliche; un meccanismo di derivazione economica che tende ad attribuire una supremazia preoccupante del prodotto/risultato sull’essere umano. E’ la scuola che si piega  alla  logica del concetto liberista di misurazione della performance della forza lavoro, considerando   gli  apprendimenti come qualunque altro tipo di merce e, come tale, quantificabile.  [1]      
La scuola italiana, a forza di riforme frammentate, sta diventando “un’istituzione senz’anima”, così l’ha definita in una  lettera aperta  a Renzi e al ministro dell’istruzione, Cinzia Mion (ex dirigente scolastica preoccupata  dalla fretta con cui è stata messa in atto la Buona Scuola).   

In Inghilterra  lo “stress  da  QUIZ” è ormai un disturbo ben noto  anche agli psicopedagogisti.  In altre nazioni i test vengono svolti su base campionaria e comunque esiste un movimento di opinione sempre più ampio che preme  affinché siano superati o limitati, mentre nel nostro Paese  si eseguono  a tappeto con un dispendio di risorse economiche ed umane spropositato. 

Non sempre tutto ciò che appartiene al passato è necessariamente negativo. A questo punto sarebbe meglio ritornare ad un esame di quinta elementare (scritto e orale) da svolgere su tutte le materie con una commissione formata da insegnanti della classe, più eventuali esterni, per valutare in modo organico e il più oggettivamente possibile le competenze in uscita degli alunni.

[1] Serena Tusini – Le multinazionali e la funzione sociale della scuola. A cosa servono i quiz Invalsi. 

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Al via le prove Invalsi: la rabbia di una mamma

Ci hanno fatto credere che l’Invalsi serve a valutare la scuola, non i ragazzi. Ma poi ce lo ritroviamo nell’esame di terza media… Di che cosa stiamo veramente parlando?. Per non parlare della materie: “Vengono contemplate solo italiano e matematica: il resto non conta?.

Si parla tanto di problem solving e creatività e poi si mette in atto un sistema raccapricciante manovrato dagli economisti, non certo dai pedagogisti. E che pensa di valutare la scuola con delle domande a risposta multipla, molto spesso ambigue.

Link all’articolo

 

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Obama contro l’ossessione dei quiz a scuola

Sono diventati un ossessione e uccidono la gioia di insegnare e apprendere.

Un articolo sul corriere.

Su Il Fatto quotidiano.

Perchè le prove INVALSI* sono negative per la scuola primaria

PERCHÉ  LE  PROVE  INVALSI*  SONO  NEGATIVE  PER  LA  SCUOLA  PRIMARIA

Che cosa sono? Si tratta di quiz di italiano e matematica per lo più a crocette con tempi rigidi: ad esempio per la classe seconda è prevista una prova di lettura veloce di due minuti con cronometro obbligatorio alla mano. Test da affrontare in una situazione del tutto estranea alle abitudini degli alunni, con insegnanti che non conoscono, con modalità da concorso pubblico (i bambini non potrebbero neppure andare in bagno!). Nei paesi dove le prove a quiz standardizzate sono state introdotte, i risultati sono stati negativi: i docenti vengono spinti ad “addestrare” gli alunni e non a sviluppare il loro pensiero critico. Qualsiasi educatore sa che insegnare e addestrare sono pratiche molto differenti, infatti nessun pedagogista ha mai parlato positivamente di queste prove.

Negative per gli alunni e per le famiglie

  • Le domande premiano il conformismo e la capacità di fornire risposte rapide a scapito dell’originalità, dei lunghi processi di comprensione e della creatività.
  • Le prove INVALSI non sono anonime come viene raccontato: ad ogni studente viene attribuito un codice a barre a cui corrisponde nome e cognome. Con il “questionario studente” l’INVALSI chiede agli scolari di quinta di compilare un questionario con dati e informazioni personali sulla propria abitazione e situazione familiare.
  • I bambini e gli studenti ne escono, nella maggioranza dei casi, frustrati; inoltre difficilmente ricevono informazioni dettagliate sulle loro prove come avviene con le normali verifiche.
  • In molte classi gli alunni sono sottoposti ad una pratica stressante di esercizi con una didattica preconfezionata che poco a che fare con il piacere della conoscenza e la conquista del sapere.

 Negative per gli insegnanti e per la scuola

  • Le “competenze di base” vengono ridotte a contenuti poco significativi, con obiettivi d’apprendimento talora distanti da quelli previsti dalla normativa vigente.
  • Vengono limitate o escluse le materie, o quelle parti di esse più interessanti e in grado di stimolare la curiosità di conoscere.
  • Ogni anno una quantità sempre maggiore di tempo-scuola viene destinata all’allenamento ai quiz-test sottraendolo alla didattica delle discipline. Sempre più libri di testo sono corredati da questionari nozionistici che banalizzano i contenuti; in aggiunta spesso vengono acquistati eserciziari specifici sempre sul modello INVALSI.
  • Ai docenti viene sempre più richiesto di insegnare in modo individualizzato, a seconda delle esigenze e delle capacità di ciascun studente e poi con questa tipologia di prova si pretende che tutti si uniformino a non si sa che cosa: una visione autoreferenziale e da detentori assoluti del sapere che ha sempre evitato qualsiasi confronto costruttivo con il mondo della scuola.
  • Ogni anno per tutto questo vengono spesi € 14.000.000 (fonte Orizzonte scuola).

* Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione

Un gruppo di docenti del plesso Gianni Rodari

Più  informazioni su questo e altri argomenti li potete trovare sui siti:  genitoreattivo.wordpress.com  e  facebook.com/retescuole