Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

I compiti per casa e gli affanni del padre ansioso

Pare che i grandi problemi italiani si possano riassumere in uno solo: i compiti per casa che i genitori devono fare con i figli. Se volete capire l’origine della crisi di produttività del no…

Sorgente: I compiti per casa e gli affanni del padre ansioso

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Scuola e tecnologie digitali: due punti di vista interessanti

«La scuola digitale? Un disastro»
In Francia monta il fronte del no

Un pamphlet contro il piano digitale del governo Hollande mette in guardia sui rischi dell’«utopia tecnologico-pedagogica»: non migliora le competenze e accentua le differenze sociali.  link

Tecnologia a scuola, Ocse: se è troppa, peggiora l’apprendimento

Gli esperti: servono qualità e preparazione degli insegnanti. Nelle scuole italiane un computer ogni 4,1 studenti. I 15enni italiani navigatori assidui, ma «perdono la rotta»   link

Ecco dove ci sta portando la buona scuola…

In un triste reality show.

La richiesta di due presidi (al passo coi tempi) di un provino video a “figura intera” per avere un posto di insegnante.

Da Il Fatto Quotidiano

 

Sono proprio fuori

fuori

E poi in più c’è anche la famigerata  prova di lettura veloce: 2 minuti cronometrati inflessibilmente dal somministratore (sì, questo è il simpatico nome dato dall’INVALSI allo sventurato docente). Dal prossimo anno però propongo di chiamarlo cerbero.
In questi 120 secondi  i bambini devono crocettare più immagini  possibili mentre leggono e allo stop chiudere immediatamente il fascicolo, anche se gli mancano una o più pagine.. Che ansia!

La nostra ministra dell’istruzione e la precarietà

Così la Giannini in un’intervista a Huffington Post:

Giannini

Queste dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di  una conferenza stampa insieme all’omologa tedesca Wanka. Stranamente poi nel giro di poche ore sono scomparse dal sito. Probabile che  qualcuno dall’alto abbia  fatto notare che forse non è  il caso di essere così espliciti…  Allora è partito il solito balletto delle smentite: sono stata mal interpretata, le mie parole sono state distorte  e via dicendo. Il classico gioco politico del tirare il sasso per  vedere l’effetto che fa. Rimpiangere la Moratti o la Gelmini sarebbe folle, però mettere all’istruzione un ministro al di sopra della soglia della mediocrità, no  eh!?
Mentre Obama ha cercato di importare le cose migliori dall’Europa (ad esempio la sanità pubblica) chissà perché dall’America vengono presi sempre e solo gli esempi che fanno più comodo a chi detiene il potere. Negli USA oltre alla precarietà del lavoro, i banchieri che rubano e coloro che  evadono le tasse finiscono in galera e viene buttata via la chiave.
Giusto per fare un esempio.

Noio..volevam savoir

Citando il famoso film con Totò:
Dunque: noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. 

E così ogni anno spendiamo 15-20 milioni (che potrebbero essere usati per ridurre il numero di alunni per classe e aumentare le ore di sostegno per chi ne ha bisogno) per venire a sapere che gli studenti di Trento comprendono meglio un testo rispetto a quelli di Scampia o di Palermo. L’INVALSI così ci informa dall’alto con le sue  perle di saggezza. Ogni anno è più o meno la stessa storia: le scuole di periferia sono quelle più in difficoltà, il nord va meglio del sud, il centro così così e via dicendo… Una  diagnosi ripetitiva a cui segue una medicina inefficace che sa solo di burocrazia; un carrozzone autoreferenziale ed arrogante che di fatto si sta insinuando nella didattica dei docenti condizionandone l’attività verso una sorta di culto della misurazione che non ammette repliche; un meccanismo di derivazione economica che tende ad attribuire una supremazia preoccupante del prodotto/risultato sull’essere umano. E’ la scuola che si piega  alla  logica del concetto liberista di misurazione della performance della forza lavoro, considerando   gli  apprendimenti come qualunque altro tipo di merce e, come tale, quantificabile.  [1]      
La scuola italiana, a forza di riforme frammentate, sta diventando “un’istituzione senz’anima”, così l’ha definita in una  lettera aperta  a Renzi e al ministro dell’istruzione, Cinzia Mion (ex dirigente scolastica preoccupata  dalla fretta con cui è stata messa in atto la Buona Scuola).   

In Inghilterra  lo “stress  da  QUIZ” è ormai un disturbo ben noto  anche agli psicopedagogisti.  In altre nazioni i test vengono svolti su base campionaria e comunque esiste un movimento di opinione sempre più ampio che preme  affinché siano superati o limitati, mentre nel nostro Paese  si eseguono  a tappeto con un dispendio di risorse economiche ed umane spropositato. 

Non sempre tutto ciò che appartiene al passato è necessariamente negativo. A questo punto sarebbe meglio ritornare ad un esame di quinta elementare (scritto e orale) da svolgere su tutte le materie con una commissione formata da insegnanti della classe, più eventuali esterni, per valutare in modo organico e il più oggettivamente possibile le competenze in uscita degli alunni.

[1] Serena Tusini – Le multinazionali e la funzione sociale della scuola. A cosa servono i quiz Invalsi. 

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Al via le prove Invalsi: la rabbia di una mamma

Ci hanno fatto credere che l’Invalsi serve a valutare la scuola, non i ragazzi. Ma poi ce lo ritroviamo nell’esame di terza media… Di che cosa stiamo veramente parlando?. Per non parlare della materie: “Vengono contemplate solo italiano e matematica: il resto non conta?.

Si parla tanto di problem solving e creatività e poi si mette in atto un sistema raccapricciante manovrato dagli economisti, non certo dai pedagogisti. E che pensa di valutare la scuola con delle domande a risposta multipla, molto spesso ambigue.

Link all’articolo

 

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