Ex-blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Archivi categoria: politica scolastica

Un post aperto al contributo di tutti per raccogliere idee e proposte da sottoporre ai candidati per le elezioni del prossimo parlamento per riportare al scuola al ruolo centrale che le compete. L’incontro avrà luogo il 4 febbraio: presto un post con gli esponenti e altri dettagli.

– Rifinanziamento della scuola pubblica che va riportato in linea con la media dei Paesi Ocse (otto i miliardi tagliati dal governo negli ultimi anni) di pari passo alla sospensione dei finanziamenti alle scuole private. La scuola pubblica è un bene comune, che garantisce un diritto fondamentale, proprio come lo è la sanità pubblica. (coordinamento nazionale scuole)
Niente sprechi, ma l’austerità e i tagli dovrebbero colpire altri settori della spesa pubblica, a cominciare dal ministero della difesa con la vergognosa commissione di 90 aerei F-35 al costo di circa 100 milioni ciascuno.

– Estensione del tempo pieno nella scuola primaria e dell’infanzia dove ne venga fatta richiesta come una delle misure per combattere le disuguaglianze sociali.

– Avvio di una discussione seria e condivisa a tutti i livelli che affronti il sistema di valutazione in maniera complessiva, partendo dalla messa in discussione delle prove Invalsi e dalla reintroduzione dei voti (nel 1977 erano stati sostituiti dai giudizi  nella scuola dell’obbligo).

– Un altro problema urgente è quello relativo allo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici: serve un piano straordinario di interventi per la messa in sicurezza delle strutture frequentate dagli studenti e per farne luoghi accoglienti e funzionali.

P.S. Prossimo incontro, martedì 22 gennaio – ore 20,30 Casa in Comune

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Le sortite tentate dell’ormai defunto governo tecnico sull’orario dei docenti e le vergognose dichiarazioni di San Mario Monti, protettore delle banche e castigatore degli insegnanti, hanno risollevato un annoso problema.
Nei confronti dell’opinione pubblica e di larga parte dei non addetti ai lavori il luogo comune delle poche ore effettuate dagli insegnanti si basa su un clamoroso equivoco: la mancata distinzione tra ore di lezione, le uniche che vengono conteggiate, e ore di lavoro, che possiamo definire funzione docente, sintetizzata come “esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo all’elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione critica della loro personalità”  (DL 297/94 – art. 395). Una cosetta da niente.
Di fronte a parole così chiare, è evidente la malafede o l’ignoranza di chi non vuole ammettere che per insegnare (dal latino lasciare il segno) non possono bastare le ore di lezione frontale in classe. Il restante impegno però non è mai stato riconosciuto, quantificato o regolarizzato per svariati motivi e in questo noi docenti dobbiamo fare un po’ di autocritica per la difesa corporativa dello status quo: una posizione che in passato ha fatto comodo solo ai lavativi (che esistono in ogni categoria di lavoratori) e ai vari governi e ministri che si sono succeduti negli ultimi decenni i quali, evitando di riconoscere questa parte fondamentale dell’orario, non hanno mai messo sul piatto della bilancia le risorse economiche necessarie per adeguare uno stipendio tra i più bassi d’Europa.
Una collega tedesca con cui ho parlato un paio di anni fa guadagna esattamente il doppio del mio stipendio, a parità di anzianità.

Una battaglia da portare avanti in maniera prioritaria da un sindacato degno di questo nome dovrebbe mirare a questo riconoscimento: un numero di ore che si può facilmente calcolare e che risultano fondamentali al fine di svolgere le attività di cui si è parlato e che ora andremo a specificare.

Le ore di lezione di un insegnante di scuola primaria sono 22 più 2 di programmazione; per la scuola secondaria  sono 18.
–  Per esperienza personale posso affermare che dietro a tale numero di ore ne servono la metà o minimo un terzo per preparare le lezioni: cioè lavorare intellettualmente, consultare testi e guide, cercare materiale in rete, preparare i compiti da assegnare, stampare schede e via dicendo. Il tutto da casa e spesso anche a proprie spese (capitolo a parte da affrontare magari in un altro post)

– A questo si aggiunge la correzione dei compiti, in particolar modo le verifiche. Se nei primi anni di scuola primaria questa voce è molto bassa, proseguendo negli studi si innalza clamorosamente, specie negli ultimi anni di scuola superiore. Ecco quindi il motivo di un minor numero di ore settimanali in classe per questi docenti.

– Un ulteriore voce da inserire nel computo totale è quella legata agli organi collegiali e ai rapporti con i genitori: colloqui individuali e consegna valutazioni, assemblee, consigli di classe, interclasse tecnica, classi parallele, collegi docenti.

– Dimenticavo la compilazione dei registri e delle pagelle (svariate decine di ore).
Alla fine, senza fare tante somme e tirare in ballo voci marginali, è lampante che l’orario di un docente non differisce più di tanto da altre categorie di lavoratori: è semplicemente più frazionato e meno semplice da calcolare.

Scriveva Luigi Einaudi:
«A me sembra che 18 ore di lezione alla settimana sia il massimo che possa fare un insegnante, il quale voglia far scuola sul serio, e quindi prepararsi alla lezione e correggere i compiti coscienziosamente […]; il quale, sopra tutto, voglia studiare»
Già, perché si dimentica che l’aggiornamento e lo studio dovrebbero essere parte integrante della professione docente, ma questo è un altro capitolo da approfondire.


Scuole private: Per il 2013 sono previsti 223 milioni in più rispetto i 279 già messi a bilancio.  (Disegno di legge sulla stabilità – art. 2 comma 27)
Scuole pubbliche: Per il 2013 il Fondo per l’istituzione scolastica verrà diminuito di 47,5 milioni di euro.
Ma questo è solo l’inizio… Articolo 1 comma 40:
Il fondo di cui all’articolo 4, comma 82, della legge 12 novembre 2011, n.183, è ridotto di 83,6 milioni di euro nell’anno 2013, di 119,4 milioni di euro nell’anno 2014 e di 122,4 milioni a decorrere dall’anno 2015.

Tutto questo quando, a causa dei tagli dello Stato e di carenze strutturali, sono sempre più frequenti i casi di bambini esclusi dalla scuola dell’infanzia per mancanza di posti. Caso eclatante a Bologna, dove in questo anno scolastico 400 bambini sono rimasti fuori. Indovinate dove andranno a parare i genitori…
Tutto questo nonostante diversi studi abbiano dimostrato la maggior efficienza delle scuole pubbliche. Il più recente è quello effettuato dalla Fondazione Agnelli che  ha monitorato più di mille istituti di quattro regioni e 145000 diplomati che hanno proseguito con gli studi universitari, ricostruendo le loro carriere (esami, voti, crediti). In Lombardia e Piemonte gli ultimi 50 posti sono quasi tutti delle scuole non statali.

Queste alcune conclusioni generali al termine dell’indagine:
1.      emerge la buona qualità della formazione fornita dagli istituti tecnici, se valutata in termini di effetto scuola;
2.      emerge un effetto provincia: gli studenti dei piccoli centri hanno in media performance universitarie migliori rispetto ai grandi centri urbani;
3.      nonostante la presenza di alcune realtà di chiara eccellenza, la performance della maggior parte delle scuole non statali è deludente rispetto a quelle statali.

Fonti:
Fondazione Gianni Agnelli
Il Fatto Quotidiano (5 aprile 2012)

Nel nostro Istituto Comprensivo (Alfonsine, RA) come del resto in tutta Italia, per l’anno scolastico corrente al momento non si è visto ancora un soldo. Motivo per cui il collegio docenti il 5 novembre non ha approvato il il POF per poi in seguito sospendere tutte le attività, i progetti e le commissioni finanziate dal fondo d’istituto. Questa scelta è stata comunicata e condivisa in assemblea con i genitori delle scuole che si sono attivati insieme ai docenti per dare vita al comitato che ha indetto la manifestazione “Abbracciamo la scuola” da cui ha preso il nome a questo blog.
Questo gruppo di lavoro si sta organizzando e strutturando per darsi obiettivi concreti sul territorio ma anche in ambito più generale grazie alla rete. Il prossimo incontro, aperto a tutti,  si svolgerà il 10 gennaio 2013 ad Alfonsine.