Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

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E poi in più c’è anche la famigerata  prova di lettura veloce: 2 minuti cronometrati inflessibilmente dal somministratore (sì, questo è il simpatico nome dato dall’INVALSI allo sventurato docente). Dal prossimo anno però propongo di chiamarlo cerbero.
In questi 120 secondi  i bambini devono crocettare più immagini  possibili mentre leggono e allo stop chiudere immediatamente il fascicolo, anche se gli mancano una o più pagine.. Che ansia!

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I test a scuola che uccidono la voglia di apprendere

…l’istruzione sta diventando terreno riservato a economisti, statistici e psicometrici, escludendo soggetti che non hanno minori diritti a “sedersi al tavolo”: insegnanti, educatori, studiosi disciplinari di ogni sorta, famiglie, studenti, amministratori. Infine, il ciclo continuo di testing produce un clima nevrotico nelle scuole e, sostituendo l’insegnamento con l’addestramento, «uccide la gioia di apprendere». Tra le molte altre osservazioni ne ricordiamo una fondamentale: «misurare grandi diversità di tradizioni educative con un criterio unico, ristretto e parziale, può danneggiare irreparabilmente i nostri studenti e le nostre scuole».

Dal blog di Giorgio Israel (Professore ordinario presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Roma “La Sapienza”)


Che cosa vorrebbe cambiare? 

«I test vengono rivisti regolarmente e cambiati perché, ad esempio, alcune formulazioni sono troppo complicate. Ho provato a leggere le domande del test di seconda elementare, in alcuni casi ho dovuto leggerle due volte prima di capire la domanda. Non è ammissibile».

L’intervista completa su La Stampa

Se lo dice lei! Onestà intellettuale o genio della comunicazione? Ricordo che ogni anno spendiamo 14 milioni di euro per sapere che…
Tra qualche mese avremo i risultati. Sono in grado di prevederli già ora: una netta differenza tra nord e sud, Sicilia e Sardegna in fondo alla classifica; in Puglia risultati migliori e al nord punte di eccellenza, ma qualche dato negativo sul Veneto. Buoni i risultati in italiano, peggiori quelli in matematica. Bla, bla, bla. È così da sempre, da quando esistono le prove Invalsi. 

Dal blog di Alex Corlazzoli (insegnante e giornalista) su Il Fatto Quotidiano.


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Così recita  la canzone sigla di Renzo Arbore… e quindi tanto vale abituarsi fin dai primi anni di scuola.

La prossima settimana è quella destinata alle prove Invalsi ed è già iniziata la fibrillazione in tutte le scuole della penisola: ansia da prestazione che si diffonde come un virus e conseguenti addestramenti da polli in batteria; ordini di servizio dei dirigenti per i docenti obiettori; “manuale del somministratore” da leggere come fosse il Vangelo; banchi da sistemare in file in base a cinque tipologie diverse di prove (la fiducia regna sovrana). Addirittura bisognerebbe far “emigrare” gli alunni, anche i più piccoli, in un’aula che non sia loro, ovviamente in presenza di un’insegnante che non conoscono. Propongo per il prossimo anno una mano legata dietro la schiena: la nuova frontiera della scuola italiana a quiz.

Vaghe e frammentarie, se non inesistenti, le informazioni date alle famiglie dai dirigenti scolastici o dall’Invalsi, l’Istituto che si occupa della valutazione altrui ma a lui nessuno lo valuta o controlla. A cominciare dai suoi vertici che sono nominati in via straordinaria, non tramite concorso. Invalsi dice, autocertifica, che opera al meglio e bisogna solo fidarsi!  (da Credere, obbedire, quizzare)

Sembra che i ruoli tra Miur e Invalsi si stiano invertendo per quanto riguarda la valutazione e non solo. Il fornitore (Invalsi) sta dicendo al committente (Miur) di cosa ha bisogno la Scuola, non viceversa. (Vedi l’intervista rilasciata dal commissario straordinario che propone di modificare l’esame di stato)

Volendo, si potrebbe anche parlare della spesa annuale di decine di milioni di euro.
Alla valutazione non ci si deve sottrarre, ma questi meccanismi calati dall’alto vanno ripensati e condivisi.
« Siamo convinti che anche i docenti vadano valutati ma ancora prima della valutazione andrebbe migliorata la loro preparazione. Com’è possibile che un insegnante non faccia nemmeno un’ora di psicologia e di pedagogia nella sua formazione?».  una prof. dal convegno del CESP