Citando il famoso film con Totò:
Dunque: noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. 

E così ogni anno spendiamo 15-20 milioni (che potrebbero essere usati per ridurre il numero di alunni per classe e aumentare le ore di sostegno per chi ne ha bisogno) per venire a sapere che gli studenti di Trento comprendono meglio un testo rispetto a quelli di Scampia o di Palermo. L’INVALSI così ci informa dall’alto con le sue  perle di saggezza. Ogni anno è più o meno la stessa storia: le scuole di periferia sono quelle più in difficoltà, il nord va meglio del sud, il centro così così e via dicendo… Una  diagnosi ripetitiva a cui segue una medicina inefficace che sa solo di burocrazia; un carrozzone autoreferenziale ed arrogante che di fatto si sta insinuando nella didattica dei docenti condizionandone l’attività verso una sorta di culto della misurazione che non ammette repliche; un meccanismo di derivazione economica che tende ad attribuire una supremazia preoccupante del prodotto/risultato sull’essere umano. E’ la scuola che si piega  alla  logica del concetto liberista di misurazione della performance della forza lavoro, considerando   gli  apprendimenti come qualunque altro tipo di merce e, come tale, quantificabile.  [1]      
La scuola italiana, a forza di riforme frammentate, sta diventando “un’istituzione senz’anima”, così l’ha definita in una  lettera aperta  a Renzi e al ministro dell’istruzione, Cinzia Mion (ex dirigente scolastica preoccupata  dalla fretta con cui è stata messa in atto la Buona Scuola).   

In Inghilterra  lo “stress  da  QUIZ” è ormai un disturbo ben noto  anche agli psicopedagogisti.  In altre nazioni i test vengono svolti su base campionaria e comunque esiste un movimento di opinione sempre più ampio che preme  affinché siano superati o limitati, mentre nel nostro Paese  si eseguono  a tappeto con un dispendio di risorse economiche ed umane spropositato. 

Non sempre tutto ciò che appartiene al passato è necessariamente negativo. A questo punto sarebbe meglio ritornare ad un esame di quinta elementare (scritto e orale) da svolgere su tutte le materie con una commissione formata da insegnanti della classe, più eventuali esterni, per valutare in modo organico e il più oggettivamente possibile le competenze in uscita degli alunni.

[1] Serena Tusini – Le multinazionali e la funzione sociale della scuola. A cosa servono i quiz Invalsi. 

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