Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Archivi del mese: aprile 2016

PERCHÉ  LE  PROVE  INVALSI*  SONO  NEGATIVE  PER  LA  SCUOLA  PRIMARIA

Che cosa sono? Si tratta di quiz di italiano e matematica per lo più a crocette con tempi rigidi: ad esempio per la classe seconda è prevista una prova di lettura veloce di due minuti con cronometro obbligatorio alla mano. Test da affrontare in una situazione del tutto estranea alle abitudini degli alunni, con insegnanti che non conoscono, con modalità da concorso pubblico (i bambini non potrebbero neppure andare in bagno!). Nei paesi dove le prove a quiz standardizzate sono state introdotte, i risultati sono stati negativi: i docenti vengono spinti ad “addestrare” gli alunni e non a sviluppare il loro pensiero critico. Qualsiasi educatore sa che insegnare e addestrare sono pratiche molto differenti, infatti nessun pedagogista ha mai parlato positivamente di queste prove.

Negative per gli alunni e per le famiglie

  • Le domande premiano il conformismo e la capacità di fornire risposte rapide a scapito dell’originalità, dei lunghi processi di comprensione e della creatività.
  • Le prove INVALSI non sono anonime come viene raccontato: ad ogni studente viene attribuito un codice a barre a cui corrisponde nome e cognome. Con il “questionario studente” l’INVALSI chiede agli scolari di quinta di compilare un questionario con dati e informazioni personali sulla propria abitazione e situazione familiare.
  • I bambini e gli studenti ne escono, nella maggioranza dei casi, frustrati; inoltre difficilmente ricevono informazioni dettagliate sulle loro prove come avviene con le normali verifiche.
  • In molte classi gli alunni sono sottoposti ad una pratica stressante di esercizi con una didattica preconfezionata che poco a che fare con il piacere della conoscenza e la conquista del sapere.

 Negative per gli insegnanti e per la scuola

  • Le “competenze di base” vengono ridotte a contenuti poco significativi, con obiettivi d’apprendimento talora distanti da quelli previsti dalla normativa vigente.
  • Vengono limitate o escluse le materie, o quelle parti di esse più interessanti e in grado di stimolare la curiosità di conoscere.
  • Ogni anno una quantità sempre maggiore di tempo-scuola viene destinata all’allenamento ai quiz-test sottraendolo alla didattica delle discipline. Sempre più libri di testo sono corredati da questionari nozionistici che banalizzano i contenuti; in aggiunta spesso vengono acquistati eserciziari specifici sempre sul modello INVALSI.
  • Ai docenti viene sempre più richiesto di insegnare in modo individualizzato, a seconda delle esigenze e delle capacità di ciascun studente e poi con questa tipologia di prova si pretende che tutti si uniformino a non si sa che cosa: una visione autoreferenziale e da detentori assoluti del sapere che ha sempre evitato qualsiasi confronto costruttivo con il mondo della scuola.
  • Ogni anno per tutto questo vengono spesi € 14.000.000 (fonte Orizzonte scuola).

* Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione

Un gruppo di docenti del plesso Gianni Rodari

Più  informazioni su questo e altri argomenti li potete trovare sui siti:  genitoreattivo.wordpress.com  e  facebook.com/retescuole

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Insomma la scelta di quello che viene misurato e il modo di misurare sono molto discutibili.
Sarebbe come se, esaminando delle piante di diverso tipo, di diversa provenienza e di caratteristiche diverse, ne misurassi l’altezza per stabilire chi ha l’altezza giusta e se sono cresciute in modo corretto. Ma qual è l’altezza giusta? In base a che cosa decido se è cresciuta bene, se non so quanto era alta quando è stata consegnata al giardiniere? Che valore ha il riscontrare che alcune sono basse e altre sono alte, se non tengo conto anche della grandine che è caduta su queste e su quelle no? Se non viene consegnata a tutti i giardinieri la stessa quantità di terra, di humus, di fertilizzanti, di acqua, in base a che cosa si afferma che “alcuni giardinieri abbassano la qualità delle piante italiane”? Se certe piante non hanno terreno fertile, non hanno acqua e non hanno sole, è ovvio che non possono crescere bene. Non possiamo diversificare tutto, dire che ogni pianta deve essere curata in modo individuale, e poi volere che tutto si uniformi a non si sa che cosa.
Le scuole sono così. I ragazzi sono le piante e gli insegnanti sono i giardinieri.
Dateci prima quello che ci serve (tempo, personale in più e classi meno numerose) e poi ne riparliamo.