Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Archivi del mese: maggio 2013

invalsi

 

 

 

 

 

Così recita  la canzone sigla di Renzo Arbore… e quindi tanto vale abituarsi fin dai primi anni di scuola.

La prossima settimana è quella destinata alle prove Invalsi ed è già iniziata la fibrillazione in tutte le scuole della penisola: ansia da prestazione che si diffonde come un virus e conseguenti addestramenti da polli in batteria; ordini di servizio dei dirigenti per i docenti obiettori; “manuale del somministratore” da leggere come fosse il Vangelo; banchi da sistemare in file in base a cinque tipologie diverse di prove (la fiducia regna sovrana). Addirittura bisognerebbe far “emigrare” gli alunni, anche i più piccoli, in un’aula che non sia loro, ovviamente in presenza di un’insegnante che non conoscono. Propongo per il prossimo anno una mano legata dietro la schiena: la nuova frontiera della scuola italiana a quiz.

Vaghe e frammentarie, se non inesistenti, le informazioni date alle famiglie dai dirigenti scolastici o dall’Invalsi, l’Istituto che si occupa della valutazione altrui ma a lui nessuno lo valuta o controlla. A cominciare dai suoi vertici che sono nominati in via straordinaria, non tramite concorso. Invalsi dice, autocertifica, che opera al meglio e bisogna solo fidarsi!  (da Credere, obbedire, quizzare)

Sembra che i ruoli tra Miur e Invalsi si stiano invertendo per quanto riguarda la valutazione e non solo. Il fornitore (Invalsi) sta dicendo al committente (Miur) di cosa ha bisogno la Scuola, non viceversa. (Vedi l’intervista rilasciata dal commissario straordinario che propone di modificare l’esame di stato)

Volendo, si potrebbe anche parlare della spesa annuale di decine di milioni di euro.
Alla valutazione non ci si deve sottrarre, ma questi meccanismi calati dall’alto vanno ripensati e condivisi.
« Siamo convinti che anche i docenti vadano valutati ma ancora prima della valutazione andrebbe migliorata la loro preparazione. Com’è possibile che un insegnante non faccia nemmeno un’ora di psicologia e di pedagogia nella sua formazione?».  una prof. dal convegno del CESP

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