Dalla Gazzetta di Modena

Professore modenese contro ministero della Pubblica Istruzione. È il processo che va in scena questa mattina presso il Tribunale di Modena dove verrà discussa la causa avviata da un docente, aderente alla rete degli insegnanti “Politeia” e supportato dal sindacato Flc-Cgil, che ha presentato ricorso contro i test dell’Invalsi contestandone l’obbligatorietà e i modi con cui sono stati imposti.

Il cosiddetto “Invalsi” altro non sono che i “quiz a crocette” per valutare il livello di preparazione in Italiano e in Matematica di tutte le seconde e quinte classi delle scuole elementari e medie e di tutte le seconde della scuola superiore.

Sotto accusa, sia chiaro, non è la scelta di valutare il livello di preparazione degli studenti, ma il metodo con il quale è stato imposto questo test.

«Riteniamo discutibile avviare la rilevazione nazionale dichiarandola obbligatoria con uno stile impositivo ed autoritario, combinando pasticci nel dire e non dire, nell’emanare “Direttive” e “Circolari” contraddittorie quando addirittura di dubbia legittimità. – spiega per “La politeia” il professor Ionannis Lioumis – Come rilevato dallo stesso segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, nella sua lettera del 7 maggio 2012 al ministro Profumo numerose sono le segnalazioni giunte al sindacato relativamente a minacce di sanzioni disciplinari o addirittura di denunce penali nei confronti di quei docenti che si sono rifiutati di somministrare e/o di correggere i test Invalsi. Come rilevato dalla stessa Flc-Cgil, che ha sempre ritenuto doverosa la valutazione nazionale del sistema scolastico, l’Invalsi potrà senz’altro costituire uno degli strumenti di valutazione, ma certo non l’unico e, a ben vedere, nemmeno il più importante».

Politeia tiene a precisare che qui non è assolutamente in discussione lo strumento valutativo «anzi siamo convinti della necessità di criteri di valutazione comuni che nascano però dall’esperienza quotidiana dell’insegnamento e non vengano imposti dall’alto. – prosegue Lioumis – L’imposizione dall’alto dei test Invalsi altro non fa che rafforzare l’idea sanzionatoria e autoritaria della valutazione diametralmente opposta a quella condivisione senza la quale nessun processo valutativo può sperare di raggiungere il suo vero obiettivo ovvero il miglioramento delle potenzialità dello studente».

E conclude spiegando che «La cultura della valutazione non si afferma con l’autoritarismo e le minacce. Urge ripristinare un clima di serenità e di responsabilità».

La parola a questo punto passa ai giudici che con il proprio pronunciamento, qualunque esso sia, costituirà sicuramente un punto di riferimento in una polemica che non è solo modenese.

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