Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Archivi del mese: aprile 2013

Dalla Gazzetta di Modena

Professore modenese contro ministero della Pubblica Istruzione. È il processo che va in scena questa mattina presso il Tribunale di Modena dove verrà discussa la causa avviata da un docente, aderente alla rete degli insegnanti “Politeia” e supportato dal sindacato Flc-Cgil, che ha presentato ricorso contro i test dell’Invalsi contestandone l’obbligatorietà e i modi con cui sono stati imposti.

Il cosiddetto “Invalsi” altro non sono che i “quiz a crocette” per valutare il livello di preparazione in Italiano e in Matematica di tutte le seconde e quinte classi delle scuole elementari e medie e di tutte le seconde della scuola superiore.

Sotto accusa, sia chiaro, non è la scelta di valutare il livello di preparazione degli studenti, ma il metodo con il quale è stato imposto questo test.

«Riteniamo discutibile avviare la rilevazione nazionale dichiarandola obbligatoria con uno stile impositivo ed autoritario, combinando pasticci nel dire e non dire, nell’emanare “Direttive” e “Circolari” contraddittorie quando addirittura di dubbia legittimità. – spiega per “La politeia” il professor Ionannis Lioumis – Come rilevato dallo stesso segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, nella sua lettera del 7 maggio 2012 al ministro Profumo numerose sono le segnalazioni giunte al sindacato relativamente a minacce di sanzioni disciplinari o addirittura di denunce penali nei confronti di quei docenti che si sono rifiutati di somministrare e/o di correggere i test Invalsi. Come rilevato dalla stessa Flc-Cgil, che ha sempre ritenuto doverosa la valutazione nazionale del sistema scolastico, l’Invalsi potrà senz’altro costituire uno degli strumenti di valutazione, ma certo non l’unico e, a ben vedere, nemmeno il più importante».

Politeia tiene a precisare che qui non è assolutamente in discussione lo strumento valutativo «anzi siamo convinti della necessità di criteri di valutazione comuni che nascano però dall’esperienza quotidiana dell’insegnamento e non vengano imposti dall’alto. – prosegue Lioumis – L’imposizione dall’alto dei test Invalsi altro non fa che rafforzare l’idea sanzionatoria e autoritaria della valutazione diametralmente opposta a quella condivisione senza la quale nessun processo valutativo può sperare di raggiungere il suo vero obiettivo ovvero il miglioramento delle potenzialità dello studente».

E conclude spiegando che «La cultura della valutazione non si afferma con l’autoritarismo e le minacce. Urge ripristinare un clima di serenità e di responsabilità».

La parola a questo punto passa ai giudici che con il proprio pronunciamento, qualunque esso sia, costituirà sicuramente un punto di riferimento in una polemica che non è solo modenese.


Se confermata, la voce che gira su un’eventuale ritorno della Gelmini al ministero dell’istruzione, sarebbe una delle tragiche conseguenze del suicidio della sinistra italiana che ha perso completamente la bussola e la faccia fino a consentire il ritorno di una delle persone più incompetenti ed arroganti nella storia della scuola repubblicana. Probabilmente anche la più detestata da docenti e studenti. Proprio per questo motivo sarebbe un pessimo segnale: la conferma di un arroccamento della politica nel palazzo sempre più sorda e miope nei confronti dei cittadini.


E’ quanto emerge da uno studio pubblicato da Eurostat che compara la spesa pubblica nel 2011: abbiamo speso l’1,1% del Pil contro una media del 2,2%, peggio anche della Grecia che investe l’1,2% della propria economia.

MILANO – Per l’Unesco l’Italia detiene il più alto numero al mondo di beni patrimonio dell’umanità. Un dato in controtendenza alla spesa pubblica destinata dal Paese alla cultura: appena l’1,1% del Pil contro il 2,2% medio dell’Ue e all’ultimo posto in Europa dietro anche alla disastrata Grecia che spende l’1,2% del Pil. Peggio. Siamo al penultimo posto (questa volta davanti alla Grecia) nella spesa per l’istruzione: l’8,5% Pil con il 10,9% dell’Unione europea. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato da Eurostat che compara la spesa pubblica nel 2011: in cultura spendono tutti più di noi dalla Germania (1,8% del Pil) alla Francia (2,5%) fino al Regno Unito al 2,1%.

Fonte: La Repubblica, 6 aprile 2013