La recente approvazione in extremis da parte del governo dimissionario delle nuove norme sulla valutazione, cosa cambierà nella scuola italiana?

A tal proposito pubblico un passo tratto dalle interessanti (e preoccupanti) riflessioni postate nel sito della Gilda (link all’articolo completo).

Il Sistema di valutazione, predisponendo mediante Invalsi, protocolli di monitoraggio e valutazione sulle scuole costringerà ad un enorme aumento della burocrazia nella scuola costringendo a certificare, giustificare, comunicare le procedure assunte nella pratica dell’insegnamento. I docenti rischiano così di essere oggetto passivo di valutazione anche indiretta di stampo negativo se non predispongono le procedure di verifica standardizzate “proposte” da Invalsi che, tenendo conto degli aspetti econometrici legati alla misurazione delle performance e del cosiddetto “valore aggiunto” pongono al centro della docenza il superamento di test e prove predisposte dall’Invalsi, fatto che pericolosamente spingerà tanti insegnanti a diventare allenatori nei test e non più formatori dei futuri cittadini.
L’ideologia iperliberista della misurabilità e della premialità rischia, anche con questo provvedimento, di portare la scuola pubblica nel nostro Paese ad un ulteriore abbassamento dei livelli di preparazione degli studenti. Il paradosso è che altri paesi che hanno seguito tale strada, accortisi dei disastri provocati, stanno ripensando complessivamente il sistema di valutazione riconducendo la scuola e il rapporto docente-discente alla sua naturale centralità

 

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