Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Archivi del mese: marzo 2013

Quest’ultima notizia del test d’ingresso per l’accesso alle scuole superiori mi ha lasciata senza parole. Questa ipotesi (spero veramente che cadrà nel nulla), ha scatenato in me una immensa rabbia ed un’ ulteriore delusione. Ancora una volta, l’Istituzione scolastica Pubblica viene deresponsabilizzata rispetto ai propri compiti, caricando l’onere interamente sulle spalle di studenti ancora “bambini…”, segnandone il destino in una fase della loro vita durante la quale dovrebbero sentirsi ancora accolti e sostenuti. La ricetta è: non investiamo sull’aumento di qualità dell’offerta formativa e metodologica dell’Istituzione Scuola ma (con la “scusa” della meritocrazia, che applicata ai ragazzini di 13-14 anni trovo essere deleteria) selezioniamo i bravi dai non bravi, così tutto diventa più “facile” per tutti, soprattutto per chi la scuola la deve gestire.
La nostra Costituzione è sempre più calpestata. Consiglio a tutti (per primi i miei colleghi) di rileggere gli scritti di Don Milani. Io li leggo durante i momenti di maggiore sconforto. Oggi li riprenderò in mano.

Donatella Antonellini

E la lotta di classe si sposta sui banchi di Marco Lodoli

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Il testo è in inglese ma per chi non lo mastica bene aiuta la grafica: molto esplicativa.

– Rapporto docente alunni in classe: 1 a 12.

– Un alunno su tre riceve supporto e aiuto individuale in classe (vedi alla voce compresenze).
A nessuno è concesso di rimanere indietro nel rendimento. Una delle figure chiave per capire l’efficacia del sistema scolastico finlandese è quella dell’insegnante di supporto, lo specialista formato in duri training post-universitari che segue i ragazzi più fragili, svogliati o meno dotati. Una perdita sociale che non si possono permettere.

– Niente test standardizzati prima dei 16 anni (vedi prove invalsi).

– Pochi compiti a casa e più tempo per giocare ed essere bambini.

– Cosa più importante? In Finlandia hanno capito la necessità di avere buoni insegnanti. Solo l’eccellenza (il 10% dei laureti nel ramo educativo) viene ammessa all’insegnamento.

– Gli insegnanti finlandesi godono dello stesso livello di stima sociale degli avvocati e dei medici.

Bene: esattamente il contrario rispetto  alle politiche scolastiche dell’Italia negli ultimi 15 anni. Dura continuare a insegnare senza cedere alla depressione. Mai arrendersi però!

 


La recente approvazione in extremis da parte del governo dimissionario delle nuove norme sulla valutazione, cosa cambierà nella scuola italiana?

A tal proposito pubblico un passo tratto dalle interessanti (e preoccupanti) riflessioni postate nel sito della Gilda (link all’articolo completo).

Il Sistema di valutazione, predisponendo mediante Invalsi, protocolli di monitoraggio e valutazione sulle scuole costringerà ad un enorme aumento della burocrazia nella scuola costringendo a certificare, giustificare, comunicare le procedure assunte nella pratica dell’insegnamento. I docenti rischiano così di essere oggetto passivo di valutazione anche indiretta di stampo negativo se non predispongono le procedure di verifica standardizzate “proposte” da Invalsi che, tenendo conto degli aspetti econometrici legati alla misurazione delle performance e del cosiddetto “valore aggiunto” pongono al centro della docenza il superamento di test e prove predisposte dall’Invalsi, fatto che pericolosamente spingerà tanti insegnanti a diventare allenatori nei test e non più formatori dei futuri cittadini.
L’ideologia iperliberista della misurabilità e della premialità rischia, anche con questo provvedimento, di portare la scuola pubblica nel nostro Paese ad un ulteriore abbassamento dei livelli di preparazione degli studenti. Il paradosso è che altri paesi che hanno seguito tale strada, accortisi dei disastri provocati, stanno ripensando complessivamente il sistema di valutazione riconducendo la scuola e il rapporto docente-discente alla sua naturale centralità

 


Il ministro Profumo conclude la sua opera di d’- istruzione facendo approvare il regolamento sulla valutazione finis mortis del governo.

Vorrei sommessamente far presente che la scuola per anni è vissuta senza valutazione ed ha funzionato benissimo. Avevamo una scuola elementare d’eccellenza e il suo predecessore Gelmini l’ha rovinata cancellando i moduli e le compresenze.
Ora non sono contrario alla valutazione in generale (quella autovalutativa la facciamo già da anni, per migliorare la qualità della nostra scuola), si dirà che non deve essere autoreferenziale e sono d’accordo, ma dove sta scritto che deve essere generalizzata e così dispendiosamente costosa, in tempi di vacche magre?

Basta farla per campioni, e così sapremo lo stato degli apprendimenti al Nord, al Sud, nelle varie regioni e nelle varie scuole con contesti sociali diversi.

Da Tecnica della Scuola: LA MANIA DI VALUTAZIONE di Eugenio Tipaldi (dirigente scolastico)

«I test scolastici sono un mezzo per misurare il grado di banalizzazione. Se lo studente ottiene il punteggio massimo, ciò è segno di una perfetta banalizzazione: lo studente è completamente prevedibile, e quindi può essere ammesso nella società. Non sarà fonte di sorprese, né di problemi.» Heinz Von Foerster (Sistemi che osservano)