Proviamo a rispondere alle seguenti domande: “Un muratore lavora solamente quando costruisce il muro o anche quando prepara il cemento? Un ortolano lavora solo quando raccoglie gli ortaggi o anche quando semina? Un parrucchiere lavora solo quando taglia i capelli o anche quando riordina il negozio e prepara i prodotti cosmetici?” Qualunque persona dotata di comune buonsenso risponderà: “ Si, ovvio, quelle persone, in tutte quelle situazioni, lavorano sempre”.

Invece alla domanda: “Un insegnante lavora solamente quando è in classe con i ragazzi o anche quando (a casa o a scuola) corregge verifiche, corregge compiti, prepara lezioni, scrive programmazioni, scrive relazioni, incontra genitori, incontra psicologi/neuropsichiatri/operatori dei servizi sociali per discutere i casi di alunni disagiati o portatori di handicap o devianti, partecipa a corsi di aggiornamento (a sue spese), accompagna (gratuitamente e ben oltre l’orario scolastico) i ragazzi in visite d’istruzione? ” ancora molte persone rispondono: “ No, lavorano solamente se sono in classe!!”

Tale risposta, per quanto scorretta e irrispettosa, se può essere in qualche modo “tollerata” qualora venga data da gente comune e che ignora la realtà scolastica, non può assolutamente essere accettata quando viene avallata (o, peggio, suggerita) da politici e governanti, per i quali è molto difficile ipotizzare la non conoscenza della realtà professionale degli insegnanti (sarebbe molto grave). Pertanto non possono fare altro che irritare ed esasperare proposte come quella (ora, sembra, bloccata dalla Commissione Cultura e poi alla camera) di portare le ore di cattedra da 18 a 24 a stipendio invariato, adducendo la giustificazione secondo la quale in questo modo la scuola italiana si uniformerebbe alla media europea in termini di orario scolastico. FALSO! Basta informarsi sui vari siti internet specializzati nel settore (sindacati o riviste) e si potrà facilmente scoprire che l’orario di cattedra italiano attualmente in vigore è assolutamente in linea con quello medio europeo, così come lo è il numero totale di giornate di insegnamento in un anno (cambia solo la loro distribuzione, per ragioni culturali, sociali, climatiche, di organizzazione della società); su una cosa sola la scuola italiana si discosta in modo macroscopico dalla media europea: gli stipendi degli insegnanti, sempre più bassi (anche molto più bassi) rispetto a quelli degli altri stati: un insegnante tedesco guadagna il doppio di un italiano, un francese il 50% in più; anche gli stati “poveri” dell’Europa investono o almeno non tagliano sulla SCUOLA, gratificando i loro insegnanti con stipendi adeguati alla delicatezza, all’impegno, alla complessità che tale ruolo richiede, con investimenti e non con continui tagli!

Nell’ultimo decennio, mentre i vari ministri succedutisi hanno fatto a gara nel dire che: “la scuola va valorizzata – che la scuola è alla base della crescita economica e dello sviluppo della nazione – che bisogna mettere risorse nella scuola – che bisogna ridare dignità al ruolo degli insegnanti perché è a loro che sono affidati i nostri figli – che bisogna adeguare gli stipendi degli insegnanti alla media europea – che bisogna mettere in sicurezza gli edifici scolastici – che bisogna modernizzare i laboratori – ecc ecc…” all’atto pratico, cioè nei fatti, sono stati continuamente effettuati dei tagli.

Negli ultimi anni se la SCUOLA ha potuto mantenere un accettabile standard qualitativo e le attività hanno potuto svolgersi con sufficiente regolarità ciò è dovuto soprattutto grazie al senso di responsabilità del corpo docente, al suo senso del dovere, all’amore che ha per i ragazzi e per il suo ruolo, non certo per il sostegno economico (e normativo) e per la considerazione che i vari governanti (e buona parte della società) hanno dispensato alla categoria. Tantissime attività, laboratori, progetti, gite d’istruzione, ecc… sono state e vengono realizzate grazie alla volontà degli insegnanti che vogliono migliorare costantemente il livello d’istruzione e competenza dei loro studenti, e non perché tutto ciò sia dovuto per contratto!

I miglioramenti qualitativi nella Scuola e nell’Istruzione non possono essere sostenuti solamente dallo spirito di sacrificio degli insegnanti: occorre investire, non tagliare!

Ci viene continuamente detto che “non ci sono soldi!”; e allora perché vengono dati fondi non indifferenti alle scuole private mentre a quella pubblica si taglia la carne viva? Allora i soldi ci sono, forse non molti ma un po’ ci sono, specialmente se vengono prelevati dalle tasche degli insegnanti statali che, tanto, lavorano solo 18 ore alla settimana! Quei fannulloni! Non in linea con i colleghi europei!

Ci viene continuamente detto che siamo dei “professionisti”, che il nostro lavoro è importantissimo, che noi formiamo le generazioni future, bla bla bla…. A noi risulta che un qualsiasi professionista, quando lavora, per ogni ora venga pagato assai profumatamente; ma forse noi insegnanti siamo talmente bravi e professionali che possiamo lavorare gratis!

Da tre anni ci è stata bloccata ogni forma di progressione economica e di carriera (stipendi, contratti, scatti di anzianità) ed ora ci viene detto che tale situazione verrà prorogata per altri due anni: lo sanno questi signori quanto viene ad impoverirsi il nostro potere di acquisto e quanto questo blocco si ripercuoterà in futuro (TFR, pensione)? Si, certo che lo sanno, ma con i loro stipendi è anche facile scordarselo.

Ci siamo sempre accontentati di poco, in silenzio (anche troppo), ma non siamo più disposti ad accettare continue bastonate in testa da personaggi che pontificano sulla SCUOLA gettando continuamente fango sulla nostra categoria: pretendiamo rispetto, anche in termini economici; perché anche uno stipendio, se non è dignitoso in relazione al ruolo svolto, concorre a svilire l’immagine professionale del lavoratore, oltre che, ovviamente, a fargli stringere la cinghia. Pretendiamo che il nostro lavoro venga considerato e valutato nella sua interezza e complessità e non solamente quando ci troviamo dietro ad una cattedra!

I Docenti, a maggioranza, dell’I.C. Baccarini di Russi (Ra)

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