Blog collettivo di genitori e docenti a difesa della scuola pubblica

Carosotti: le competenze non hanno fondamento scientifico

Giovanni Carosotti, docente di storia e filosofia su Orizzonte Scuola

Oggi il paradigma economicistico sembra dover sottomettere alle sue necessità qualsiasi contenuto formativo, e pensare il futuro degli studenti unicamente in base a un loro ipotetico futuro inserimento nelle dinamiche produttive, peraltro sempre in veloce trasformazione e difficilmente prevedibili nel loro sviluppo. Da qui la decisione –a nostro parere foriera di negative conseguenze- di sacrificare i, contenuti disciplinari, e più genericamente culturali, a favore della trasmissione di abilità pratico-operative, destinate invece a veloce obsolescenza. In realtà la didattica delle competenze viene promossa nei documenti ministeriali e da alcuni pedagogisti proprio a partire dalla considerazione che la conoscenza sarebbe “inerte” e la competenza “sapere vivo”, ossia con un fine dichiaratamente progressista, omettendo però la sua genesi economicista.

La nostra iniziativa, nata da un’interazione avvenuta soprattutto in Rete, è il prodotto di un’alleanza contro l’imposizione di un nuovo modello in cui il sapere disciplinare viene svilito in favore di metodologie prive di un vero fondamento scientifico. La letteratura a riguardo, che vanta ormai una produzione più che ventennale, non è mai riuscita a fare chiarezza sul reale significato del concetto di “competenza”, e a tradurlo in esempi pratici concreti e significativi. Numerosissima a riguardo è stata la produzione scientifica tesa a decostruire il concetto di competenza, individuandone una decisa valenza strumentale e ideologica. La cosa sorprendente, e anche irritante per noi docenti, è che sia il testo della Legge 107 sia i successivi documenti licenziati dal Ministero trattano del concetto di competenza come se fosse ormai validato scientificamente e, con un atteggiamento decisamente anti scientifico, rifiutano qualsiasi riferimento alla letteratura potenzialmente falsificante, ignorandola”.

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Alle prossime elezioni gli insegnanti non dimenticheranno

Uno Stato che non investe sulla Scuola, è uno Stato che non vale niente e non si merita nulla.

Qua l’articolo di Claudia Pepe

 

La mancata nomina di supplenti? Un disastro per le scuole

Da ilfattoquotidiano

Docenti contro lo stop alle supplenze per i primi giorni di assenza degli insegnanti titolari: “Abolire norma”.

Appello al ministero dell’Istruzione contro il comma 33 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2014: “Normativa chiaramente in contraddizione con l’idea di realizzare un’istruzione di qualità”.

giannelli

Una pratica vergognosa inaugurata dalla ministra Giannini col governo Renzi.

 

Formazione obbligatoria docenti, esiste ancora troppa disinformazione

Un chiarimento molto utile da Orizzonte Scuola.

Tecnologie, nelle scuole in cui si adottano gli apprendimenti peggiorano. Longagnani: tornare “all’allenamento all’uso della mano”

Un articolo interessante su Orizzonte Scuola

…le abilità matematiche sono correlate con le abilità della motricità fine. Si tratta dell’allenamento alla scrittura a mano: è correlata con le capacità di pensiero. Si tratta insomma di inserire l’uso delle tecnologie digitali in modo armonico nello sviluppo cognitivo dei nostri figli in quanto già le utilizzano smodatamente in casa e fuori casa; tecnologie che non possono imparare ad utilizzare correttamente senza lo sviluppo di abilità e l’acquisizione di conoscenze che le tecnologie digitali, da sole, non possono fornire.

Scuole aperte, anche d’estate. Parola di chi non conosce la scuola italiana

La scuola italiana si regge su un sistema di edifici fatiscenti, freddi d’inverno e caldi d’estate. Edifici dove, per capirci, non ci sono nemmeno i soldi per comprare la carta igienica. Mandare anche nei mesi più caldi – cioè a boccheggiare – ragazzi e ragazze che hanno la colpa di non avere famiglie ricche che li portino in vacanza è da Tribunale dell’Aja.

…perché mai le scuole dovrebbero essere il luogo dove far passare il tempo ad adolescenti sfaccendati? La scuola dovrebbe essere il luogo dove si apprende, non il posto dove ingannare la noia. E si apprende, per calendario scolastico, da settembre a giugno. Dopo un anno passato per aule e corridoi, centinaia di migliaia di studenti e studentesse sentono il bisogno di cambiare aria. Se hai insegnato almeno un anno, nella tua vita, sai di cosa sto parlando. E va benissimo il teatro, il corso di flauto traverso e le gare di tuffi, se mamma e papà non ti possono portare in Costa Azzurra, alle isole Eolie o sul lago di Como. Però, invece di trattare la scuola come “refugium sfigatorum” – non è il mio pensiero, sia ben chiaro, ma è così che i sostenitori della scuola aperta tutto l’anno descrivono quel tipo di utenza – dotiamo i comuni di strutture adeguate. La scuola, durante l’anno, può farsi da strumento di raccordo. Ma non deve essere un sostituto di piscine comunali et similia. Ditelo anche alla professoressa Saraceno.

Se poi si vuole che la scuola italiana sia uguale a quella tedesca o scandinava, credo di poter parlare a nome di molti e molte docenti affermando che è un’idea eccellente. Bene, bravi, facciamola. Ma allora, rendiamo il nostro sistema scolastico qualcosa di analogo a quei modelli virtuosi e non solo riguardo ai doveri che si esigono, ma anche in relazione ai diritti che spettano: ferie ogni cinque-sei settimane (fino a quindici giorni, come accade in Francia magari?), ruolo sociale di prestigio, stipendi adeguati (dai 2.000 euro in su) e strutture scolastiche – edifici, aule, palestre, piscine, aule musica, teatri, ecc – degne di questo nome. Fino ad allora l’argomento scuola in estate sarà divertissement estivo.

Articolo completo di Dario Accolla su linkiesta

Nella scuola odierna non c’è spazio per chi ama “Insegnare”, dominano burocrazia e mercato

Chi insegna con dedizione soffre: nel constatare la disfatta della scuola pubblica affidata a gente che la trasforma in una sorta di mercato ibrido.

I Collegi docenti sanno poco di didattica, ma tanto di bizzarri acronimi (RAV; PTOF; PON; BES; GLI; PAI; PBL ecc.) dietro ai quali si nasconde un mondo nuovo, distante anni luce dalla lezione, asse portante dell’insegnamento.

Non c’è più tempo per preparare seriamente le lezioni, strutturare un percorso interdisciplinare,  confrontarsi su problematiche pedagogiche, su casi di alunni difficili che nelle classi ostacolano l’apprendimento dei compagni; si è in balia di infiniti monitoraggi dietro ai quali si nascondono vari interessi.

Prosegue su orizzontescuola